Robe da chiodi

Oggi 12 settembre

Van Gogh non dipingeva con l'orecchio

4 comments

Curiosamente si è riaccesa nell’arco di poche settimane la querelle sull’orecchio (auto)mutilato di Van Gogh. Prima un’ipotesi che mette sul banco degli imputati Paul Gauguin, ora una più intrigante che scova in una lettera al fratello “dipinta” sul tavolo di una Natura morta con tavolo da disegno, pipa, cipolla e cera (al Kröller-Müller di Otterlo) del gennaio 1889, il casus scatenante la scelta autolesionista di VG. Nella lettera VG metterebbe in guardia il fratello dal matrimonio: insomma una scena di gelosia verso la prossima cognata, Johanna Bonger. In realtù sul tavolo c’è una lettera con ben in evidenza il destinatario. L’ipotesi è curiosa e mostra una certa coerenza con le lettere note di VG  sul tema matrimonio del fratello. Ma la rivelazione di Martin Bailey, pubblicata The Art Newspaper, sembra una classica operazione di lancio della mostra che a gennaio si aprirà alla Royal Accademy dedicata alle lettere di VG. Lettere di cui è uscita un’edizione straordinaria che oltre ad essere completa è corredata dalle immagini dei quadri e dei disegni di cui VG parla nelle singole lettere (in sei volumi, in tre edizioni, inglese, francese e olandese).
Sul fattaccio del dicembre 1888, mi resta impressa l’idea lasciatami dalla straordinaria mostra di qualche anno fa ad Amsterdam, tutta dedicata al sodalizio VG- Gauguin. Quel sodalizio di 66 giorni esplose per un approccio radicalmente opposto tra i due sulle questioni chiave del fare artistico. E l’opposizione ha segnato un solco profondo che segna anche buona parte del 900 (realtà vs visione). Quindi quel conflitto, così preciso e così dettagliato, mi sembra ragione più che sufficiente per spiegare il gesto di VG. Detto questo, come scrive in una pagina di un suo racconto Foster Wallace, «non è che VG dipingesse con l’orecchio». Perciò occhio a non dar troppo peso al fattaccio. VG dipingeva con un’altra energia: e ho trovato una buona sintesi in un libretto di John Berger, appena tradotto in italiano e dedicato al Disegno. Scrive Berger, che l’energia di VG è un’energia di amore verso le cose che dipinge. È questo che lo muove e che commuove (commosse ad esempio Francis Bacon, che a Van Gogh ha dedicato una celebre “suite” ispirata a un quadro che per altro non c’è più, l’Autoritratto sulla strada di Tarascona. Un inno alla foga innamorata che muove ogni mattina l’artista verso la propria vocazione).

Written by giuseppefrangi

dicembre 30th, 2009 at 11:24 am

4 Responses to 'Van Gogh non dipingeva con l'orecchio'

Subscribe to comments with RSS or TrackBack to 'Van Gogh non dipingeva con l'orecchio'.

  1. L’ORECCHIO RECISO DI VAN GOGH

    Oramai ogni 6 mesi siamo abituati a leggere una nuova versione sull’automutilazione del lobo dell’orecchio sinistro di Van Gogh.Non se ne può più.E’un segnale dello scadimento degli studi sull’olandese.Possibile che non ci sia nulla più di interessante da scoprire e ci si rifugi in un sensazionalismo da gossip di quart’ordine?Prima si incolpò Gauguin,che avrebbe ferito Vincent essendo un abile spadaccino.Ma mi si spieghi: come avrebbe potuto un fiorettista(tale era Gauguin)mozzare di netto con un colpo solo il lobo inferiore dell’orecchio sinistro all’avversario?Anche con la spada sarebbe stata impresa impossibile,col rischio di decapitare il malcapitato(mi si scusi il gioco di parole).E’ridicolo.Anche tutto il resto.Gauguin non scappò di fretta e furia a Tahiti,partì il 4 aprile 1891,più di due anni dopo gli avvenimenti.Al contrario informò subito con un telegramma dell’accaduto il fratello di Van Gogh,Theo,lo aspettò ad Arles e tornarono insieme in treno a Parigi il giorno di Natale 1888,dopo aver visitato il fratello in ospedale.In una lettera del 9 gennaio 1889 depositata negli archivi del museo Van Gogh(di cui per la verità esiste solo un frammento,manca la prima parte) Gauguin chiede cortesemente a Van Gogh di spedirgli la maschera e i guanti da scherma,che ha dimenticato nello sgabuzzino della casa gialla.Regolarmente il 2 maggio 1889 vengono spediti da Van Gogh in una cassa assieme ad altri studi e oggetti personali di Gauguin.Ora leggo che il motivo dell’incidente è un altro. Vincent riceve il 21 dicembre 1888 una lettera di Theo che lo informa di essersi fidanzato con Johanna Bonger e la sera del 23,ben 2 giorni dopo,circa alle 22 si recide a freddo l’orecchio e lo porta poi alla vicina casa di tolleranza per consegnarlo alla sua amica Rachel.E Gauguin dove è andato nel frattempo?Pare sia andato a dormire in albergo,perché dopo continui litigi non se la sentiva più di dormire nella casa gialla,dopo che quella sera,poco prima Van Gogh lo aveva rincorso per strada brandendo minacciosamente un rasoio.Ora mi chiedo:ma perché se Vincent ce l’aveva tanto col fratello,cercò di colpire invece Gauguin?Non dimentichiamo che quando questi la mattina seguente tornò alla casa gialla ad accoglierlo trovò i gendarmi che volevano arrestarlo per tentato omicidio dell’amico.Si salvò dalle manette solo per l’alibi dell’albergatore dove aveva trascorso una notte per altro molto agitata.Per concludere,il 23 gennaio 2010 si inaugura una mostra di Van Gogh alla Royal Academy di Londra.Non mi pare corretto che per fare da volano si utilizzi una storia già usurata poco credibile e per nulla dimostrabile.Tutti sappiamo che ogniqualvolta Theo tentava di smarcarsi dai destini del fratello erano dolori,con crisi che duravano settimane,durante le quali Van Gogh inghiottiva i colori a olio e beveva la trementina.Nulla di nuovo quindi.

    Antonio De Robertis

    30 Dic 09 at 12:51 pm

  2. Sono d’accordo. E grazie per la puntuale ricostruzione di quei giorni convulsi del dicembre 1888.

    giuseppefrangi

    1 Gen 10 at 12:14 pm

  3. La mostra alla Royal Ac ha delle opere fantastiche ma un allestimento sconcertante, formalistico.
    Le lettere di Van Gogh sono sventagliate come più importanti dei quadri; forse per una tendenza molto Brit che vede la testimonianza scritta come una giustificazioe più “vera” del fare artistico, rispetto all’immagine. E’ vero che si tratta di testi commoventi; ma di tutta la raffinatezza e profondità di quelle pagine non viene letto/detto quasi nulla. Alle pareti ci sono le frasi più vacue che potevano scegliere, tipo “mi piace l’arte giapponese” o “il futuro è nel colore”; sentenze vaghe, nelle lettere c’è ben altro. E sfido io i visitatori a tradurre dai manoscritti originali esposti in vetrina…
    Le pareti delle sale sono in tinta (!) con le tele. Ditemi come si fa a guardare un campo di grano su una parete completamente gialla, o gli iris su uno sfondo lilla. Mi viene in mente la mostra di Hopper con le pareti indaco. Agghiacciante.
    Per fortuna la forza dei lavori è tale da far dimenticare tutto. E vedendo la calca di persone davanti ai quadri e le lettere in solitudine, ci si rincuora quasi, perchè vuol dire che il potere dell’immagine (vera) non è finito.

    Beatrice

    3 Feb 10 at 10:59 pm

  4. Grazie per le informazioni, anche se sono negative… ma da quel che scrivi posso bene immaginare e il parralelo con l’allestimento Hopper rende bene l’idea.
    Comunque mi piacerebbe davvero venire a vederla.
    un abbraccio

    giuseppefrangi

    4 Feb 10 at 11:52 am

Leave a Reply