Robe da chiodi

Basilico, Michelucci e la città-corpo

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Dice Gabriele Basilico in una bella intervista di presentazione della nuova mostra dedicata alle fotografie su Istanbul, aperta a Milano alle Stelline. Che cos’è una città? «Un’entità organica in movimento. Una dilatazione del nostro corpo. Qui sta il problema di Milano: come ha scritto Carlo Guglielmi, presidente di Fontana Arte, Milano è una città che non è più amata. Essere amata vuol dire prendersene cura, invece è come se il nostro corpo non ci appartenesse più, fosse un’intrusione».

Questa visione della città mi ha fatto venire alla mente un episodio che mi avevano raccontato alcuni amici, laureati in architettura. Quando erano studenti, negli anni 70, avevano chiesto a Giovanni Michelucci, il grande architetto fiorentino che aveva realizzato tra l’altro la Stazione di Santa Maria Novella, di guidarli in una visita di Siena. Michelucci accettò. Quando i ragazzi arrivarono a piazza del Campo, invece di iniziare con le spiegazioni disse loro di vivere la piazza per un’ora come meglio credevano, giocando o anche sdraiandosi sul selciato.  Finita l’ora li radunò e senza aggiungere parole li accompagnò a vedere la maestà di Duccio. Anche qui nessuna parola, ma una sola raccomandazione: guardatela, fissate bene l’oro della Maestà. Alla fine disse: «Ecco, adesso conoscete Siena».

Mi piacciono queste  due posizioni. Perché ci dicono che tutti gli infiniti discorsi sulle città, belle o brutte che siano,  non considerano il presupposto essenziale che le città  sono prolungamenti del nostro corpo.  Comunque sia non ci sono estranee. Non prendetela per una bella idea morale. Questa è un’idea del tutto architettonica.

Written by gfrangi

settembre 17th, 2010 at 5:18 pm

One Response to 'Basilico, Michelucci e la città-corpo'

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  1. È vero questa è un’idea del tutto architettonica.
    Anche le architetture, o almeno le loro parti più autentiche, nascono da questo rapporto dell’architetto con la città-corpo.

    “Ho girato molto per Venezia. Tutte le settimane quando andavo là per la scuola facevo lunghe passeggiate per la città, non per andare a vedere i monumenti, ma più che altro per assorbire il carattere, la venezianità di Venezia. Il progetto è nato da queste passeggiate”. (Gardella)

    “Milano è dentro di me, qui ho passato la mia vita e quindi mi riesce difficile pensare al suo carattere, o meglio, forse il suo carattere l’ho nel sangue, circola nel mio corpo e quindi non ho bisogno di pensarci perché in un certo senso mi appartiene”. (Gardella)

    Questo che dice Rossi è stupendo (non a caso nell’Autobiografia):
    “Mi sono accorto di avere semplicemente raccontato – attraverso l’architettura e gli scritti – certe mattine in cui leggevo i giornali nella grande Lichtof dell’Università di Zurigo”.

    “Potrei parlare delle mie relazioni con le città come di quelle con le persone”.

    Lorenzo

    23 Set 10 at 11:41 pm

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