Robe da chiodi

Maffezzoni, ispirarsi (con ironia) a Dalì

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L’amico Mauro Maffezzoni, uno degli artisti presenti con grande successo alla prima edizione di Giorni felici, mi manda la fotografia di questo suo quadro appena realizzato. È una Crocifissione, ispirata dal modello di Dalì. Non amo le opere sacre dell’artista spagnolo, perché mi sembra riducano tutto a una saga di fantascienza. Crocifissi spaziali, con effetti in 3D. Cristi extraterrestri. Ma Maffezzoni approccia quell’immagine in modo intelligente e senza complessi. Con uno sguardo curioso e libero, riduce gli aspetti irrazionali del prototipo (quell’energia centrifuga che fa del crocifisso quasi un’astronave), e riporta tutto a una dimensione colloquiale e domestica. Così il dialogo tra il santo (che qui è inginocchiato) e il crocifisso torna a diventare un dialogo verosimile. E non un’impossibile visione. Mi piace proporre questo quadro (100 x 80 le sue dimensioni), perché dimostra come affrontando un soggetto sacro in modo libero, con un’affezione di fondo e senza intellettualismi possano generarsi immagini belle e giuste come questa.

Written by gfrangi

febbraio 20th, 2011 at 4:52 pm

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3 Responses to 'Maffezzoni, ispirarsi (con ironia) a Dalì'

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  1. Maffezzoni divide il suo lavoro in categorie diverse , case , ritratti , fiori e così via come una autore classico del primo novecento ma usando un ottica concettuale . Tra le varie categorie include quella che lui chiama cover, con un termine più aggiornato per indicare i d’après . Questo di Dalì appartiene a quella categoria. Trovo che sia interessante studiare come i quadri del passato possano influenzare il lavoro di un artista e gli offrano la possibilità di trovare nuove immagini moderne . Pensiamo che tutti i quadri sui papi di Bacon sono delle copie , che Picasso ha copiato Courbet e Velazquez , che Fetting ha fatto delle copie superlative sempre da Velazquez , che Van Gogh ha copiato Millet , credo che si potrebbe fare una mostra interessante , anche i Damien Hirst sono in realtà delle copie da Bacon, comunque nell’ultima sala ci va Maffezzoni che copia una pala cremonese di Campi ….

    Giovanni

    22 Feb 11 at 12:55 pm

  2. i d’apres, che io ho deciso di chiamare “cover” per rifarmi al mondo della musica dove se ne fa largo uso, sono ricorrenti nella storia dell’arte: i romani copiavano i greci, i neoclassici i classici, il cubismo copiava l’arte africana. Non solo nell’arte figurativa ma anche nella musica e nella letteratura (io penso che l’odissea sia il poema più copiato della storia). è un modo di riflettere e crescere, un metodo di studio, guardare al passato remoto o al passato prossimo, ma anche al presente è un atto d’amore per l’arte e anche una molla per dire cose nuove.

    Mauro

    22 Feb 11 at 9:04 pm

  3. mi fa riflettere, mi interroga, questa frammentazione riportata sul corpo di Cristo, illuminata su fondo nero, che lascia l’orante intero (e solo?).

    paola

    23 Feb 11 at 12:33 pm

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