Robe da chiodi

Perché, come ha detto qualcuno, la storia dell'arte libera la testa

Piccolo aneddoto sul Paradiso di Giotto

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Sabato scorso. Matrimonio alla parrocchia di San Nicola in Dergano, Milano. Mi siedo e l’occhio cade subito sul libretto dei canti messo a disposizione dei fedeli. La copertina è stupenda: a tutta pagina un particolare ravvicinato della schiera di angeli che popolano il Giudizio Universale di Giotto agli Scrovegni. Complimenti a chi l’ha pensata. Un dettaglio perfetto che prosegue anche nella quarta di copertina con la schiera degli angeli di sinistra. L’occhio si perde a indagare volto per volto. Sono allineati con grande regolarità (Giotto ovviamente tiene la situazione in pugno), ma poi ognuno sembra lasciato libero di pensare o di guardare dove vuole. C’è anche qualche angelo palesemente distratto. Nessuna esagitazione. C’è vita in quelle schiere, c’è normalità: un po’ come il pubblico sulle gradinate di una partita che si gioca in Paradiso (ci sono anche le bandiere, una per “curva”….). Non vedono molto quelli delle ultime file perché le grandi aureole, man man che si sale, coprono i volti di quelli dietro: spuntano le attaccature dei capelli, a volte neanche quelle. Straordinario Giotto nel non volere aggiustare le prospettive, a volte non lineari, della realtà.
Colpisce poi la prestanza fisica degli angeli. Hanno incarnati pieni, espressioni vive. Pulsa sangue sotto la pelle. Belle guance piene; vien voglia di osare con un pizzicotto per vedere se sono vere…
Poi sfoglio il libro dei canti, vado sul mio preferito, il Te Deum. È giustamente in italiano e in latino. C’è un verso che mi ha sempre impressionato nel Te Deum: “ad liberandum susceputurus hominem non horruisti virginia uterum”. Lo trovo drammatico e potente. Penso: solo una coscienza così poteva dar luogo a quei corpi di Giotto. Poi guardo la traduzione a fianco: “tu nascesti dalla Vergine madre per la salvezza dell’uomo”. Via l’“horruisti” (il senso di paura e di inaudito); via “uterum” (cioè la carne). Tutto inscialbito, anestetizzato. Parole svuotate. Se Giotto avesse dovuto nutrirsi di quelle, avrebbe fatto un Paradiso di manichini…

Written by gfrangi

marzo 1st, 2012 at 10:11 pm

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2 Responses to 'Piccolo aneddoto sul Paradiso di Giotto'

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  1. Guardando la stessa copertina, mi avevano colpito due cose:

    1) la prima cosa che ho pensato è “curioso il fatto di mettere una schiera di angeli pronti per la battaglia (cfr. la bandiera rossa, forse si vedeva anche l’elmo del capofila, non ricordo) sulla copertina del libretto di un matrimonio…” come se la decisione di sposarsi centrasse qualcosa con l’andare in battaglia… forse che la battaglia sia la vita?

    2)la seconda cosa che ho notato sono le prospettive “scorrette”. Mi ricordo che le teste degli angeli sembravano rimpicciolirsi andando in profondità, mentre le aureole si ingrandivano man mano, ma ogni fila era come costruita a sé, nel suo spazio… illusione ottica? Fatto sta che più lo guardavo più pensavo che Giotto la prospettiva la conosceva, semplicemente non la usava (ergo, non la pensava) come sarebbe stata usata (pensata) poi.

    Federico

    3 Mar 12 at 12:36 pm

  2. Più che di prospettiva Giotto aveva una potente dimensione dello spazio. E la prospettiva è funzionale a questo. Quanto al libretto, era quello in dotazione della parrocchia, non quello predisposto per il matrimonio. e comunque mi sembra che ci sia più una dimensione di festa finale dopo la battaglia… se trovo un’immagine migliore la metto nel post, così si capisce meglio

    gfrangi

    4 Mar 12 at 1:21 pm

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