Robe da chiodi

Perché, come ha detto qualcuno, la storia dell'arte libera la testa

1962: Warhol, Pasolini e l’oro di Marilyn

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Andy Warhol, Gold Marilyn, 1962

Che bellezza era la bellezza di Marilyn Monroe? La domanda è d’obbligo visto che la morte dell’attrice, nell’agosto di 50 anni fa, fece uscire allo scoperto i pensieri di due personaggi tanto lontani tra di loro: Warhol e Pasolini. Non era una bellezza qualificabile in termini canonici, su una semplice scala di valori di estetica femminile. Warhol e Pasolini hanno il merito di impedire che anche oggi il fenomeno della bellezza di Marilyn possa essere liquidata con categorie semplicistiche. Mi colpisce come tutt’e due l’abbiano associata all’oro: facile, si potrebbe obiettare, visto il biondo sfolgorante dei suoi capelli. Ma l’oro evocato segnala qualcosa di simbolicamente ben più profondo. Per Warhol lo sfondo della sua Golden Marilyn ha qualcosa di iconico, che rimanda ad una dimensione capace di superare la precarietà del tempo. Mi immagino un discorso di questo tipo dietro quello che resta uno delle sue opere certamente più importanti: la bellezza di Marilyn non è fatta solo dalle sue sembianze, ma anche e soprattutto dagli sguardi che le si sono posati addosso. E che sono sguardi di milioni e milioni di persone che hanno visto incarnarsi del tutto inconsapevolmente in lei una bellezza desiderata da ciascuno come orizzonte dell’esistenza, come punto ad quem della vita. Per questo la bellezza di Marilyn non può essere transeunte sembra pensare Warhol; per questo si cura di restituirla con un’immagine che non passa. È un’immagine semplice, ma non unidimensionale. Perché in quella foto scelta da Warhol per essere trasfigurata in icona, Marilyn appare in uno stato di perfezione venato dalla sottile malinconia della morte: Warhol fa leva sul desiderio e scarta il possesso. La bellezza desiderata è contemplabile, non è mai ultimamente possedibile. È il mare d’oro che la avvolge evoca proprio questa dinamica.
«Te la portavi sempre dentro, come un sorriso tra le lacrime,/ impudica per passività, indecente per obbedienza», scrive, a proposito della bellezza di Marilyn, nella sua poesia Pasolini. E poi ancora: «…tu sorellina più piccola,/ quella bellezza l’avevi addosso umilmente/ e la tua anima di figlia di piccola gente,/ non ha mai saputo di averla,/ perché altrimenti non sarebbe stata bellezza». E poi anche in PPP c’è l’immagine dell’oro: «Sparì, come un pulviscolo d’oro»; e poi: «Sparì, come una bianca ombra d’oro».
Qui sentite la poesia di Pasolini con la voce di Laura Betti.

Written by gfrangi

agosto 2nd, 2012 at 3:39 pm

3 Responses to '1962: Warhol, Pasolini e l’oro di Marilyn'

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  1. Quell’opera (una riproduzione di quell’opera of course), enorme, illumina la nostra sala riunioni così da renderle, le riunioni, più, come dire, belle appunto. Ti segnalo poi il libro di Frassinelli da poco uscito con le famose foto di Bert Stern della cosiddetta ultima seduta. Le foto sono in mostra al Forte di Bard fino a settembre, credo. ciao

    Biagio

    6 Ago 12 at 11:09 am

  2. curioso il fatto che Warhol ritragga Marilyn a partire dal ’62, subito dopo il suo suicidio, più volte ed in più versioni, singola e multipla, a colori, in bianco e nero, con interesse quasi ossessivo.
    La freddezza della rappresentazione (Warhol non vuole mai esprimere né sentimenti né giudizi sul soggetto ritratto) è in questo caso assecondata dal fatto che Marilyn non c’è più, Andy non la può incontrare, non la può fotografare, tanto che ricorre ad alcuni fotogrammi di un film, ‘Niagara’, per ottenere la base delle sue elaborazioni tipografiche.
    Oro e stardust, la polvere di diamante utilizzata da Warhol nel processo di stampa, quella che l’artista sparge a piene mani sulla sua luccicante icona, forse un riflesso dell’anima.
    http://www.artonweb.it/artemoderna/popart/articolo5.htm

    vilma torselli

    1 Giu 13 at 10:08 am

  3. Warhol e Pasolini che ebbero dei volti simili e ancora di più lo furono i loro autoritratti, a testimonianza di un inconscio ancora più somigliante. Entrambi colsero nel volto di Marilyn un volto archetipo, che l’artista americano ricercò e in qualche modo trovò nei suoi lavori (Che Guevara, la Gioconda ecc…). Cfr. Tre uomini un volto: Gesù, Leonardo e Michelangelo. (ebook, Amazon)

    Ravecca Massimo

    8 Ago 13 at 8:55 am

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