Robe da chiodi

Perché penso, come ha detto qualcuno, che la storia dell’arte liberi la testa

Non umile, magnanima. L’Annunciazione rivista da Bernardo. E da Piero

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Piero Della Francesca, Annunciazione (particolare), Arezzo, San Francesco

Vigilia dell’Immacolata. Cito dall’ultimo libro del Papa sull’Infanzia di Gesù:
«Creando la libertà Dio si è reso in un certo modo dipendente dall’uomo. Il suo potere è legato al “sì” non forzato di una persona umana. Così Bernardo mostra come al momento della domanda a Maria, il cielo e la terra, trattengano, per così dire, il respiro. Dirà “sì”? Lei indugia… Forse la sua umiltà le sarà d’ostacolo? Per questa sola volta – le dice Bernardo – non essere umile, bensì magnanima! Dacci il tuo “sì”!… È il momento dell’obbedienza libera, umile e insieme magnanima, nella quale si realizza la decisione più elevata della libertà umana».
Quella di Bernardo mi sembra un’intuizione grandiosa. E subito mi sono chiesto (ma in molti se lo sono chiesti) quale sia stato l’artista che nel passato ne abbia saputo tenere conto. La rappresentazione dell’Annunciazione ha sempre privilegiato il dato dell’umiltà: lo sguardo abbassato, le mani incrociate sul petto, il senso dell’accettazione obbediente di una chiamata (sono molto chiarificatrici nelle schematizzazione le pagine di Baxandall in proposito). Bernardo invece opera uno scartamento, straordinariamente convincente e molto verosimile rispetto alla dinamica di quel fatto misterioso. C’è qualche artista che ne abbia tenuto conto? Uno certamente ci è arrivato molto vicino: Piero. La sua Annunciazione di Arezzo, è fisicamente solenne. Ha la fisionomia di un baluardo. Soprattutto ha lo sguardo alto: osserva da un punto di osservazione che la fa partecipe della condizione di tutti gli uomini. È appunto magnanima. Psicologicamente, è una Madonna così consapevole da sembrare già “saputa”, rispetto al proprio destino. Del resto Piero affina da subito un’immagine di Maria in questa direzione, sin dal tempo del polittico di Sansepolcro. E anche in quella del Parto insiste sulla “grandezza” fisica oltre che mentale, di Maria. Il suo non è mai un tirarsi indietro…

Post scriptum: Quella di Bernardo, è una di quelle intuizioni generata dalla capacità di immaginazione (e quindi di immedesimazione nella situazione specifica) che è la dinamica generatrice di tutta la tradizione figurativa: senza quella immaginazione la storia dell’arte non avrebbe avuto lo sviluppo che ha avuto. Un’immaginazione sempre in movimento, che avanza a volte compiendo veri balzi in grado di cambiare la storia (l’immaginazione di Masaccio, ad esempio, che rende così perentoria la presenza di Gesù e degli apostoli, figure con le ombre). Bernardo, dal canto suo non aveva molta fiducia nelle immagini, come conferma la nudità programmatica dell’architettura cistercense. Che sia per questo che la sua intuizione non è stata presa in debito conto da chi immagini produceva…

Written by gfrangi

dicembre 7th, 2012 at 9:11 am

8 Responses to 'Non umile, magnanima. L’Annunciazione rivista da Bernardo. E da Piero'

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  1. concordo con analisi ed intuizioni. Avrei avuto una indecisione con l’Annunciata di Antonello da Messina. Però l’Immacolata è un’altra ricorrenza, non ricorda la concezione verginale di Cristo in Maria che il calendario ela Chiesa collocano 9 mesi esatti dalla nascita di Gesù (25 marzo) ma il concepimento stesso di Maria in sua madre, che gli apocrifi chiamano Anna. L’immacolata Concezione è una festa molto recente tutta di santa madre chiesa, cioè senza riferimenti alle scritture, che ci ricorda che maria,per essere pronta a divenire madre di Cristo, fu concepita senza peccato originale. “Tota pulcra es maria et macula originalis non es il te” questo canto, non certo antichissimo è quello tipico della ricorrenza. grazie per l’ennesimo bel post e scusa la precisazione che nulla toglie alle belle ed opportune rflessioni.

    Rosita el redalt

    8 Dic 12 at 3:18 pm

  2. Bellissime puntualizzazioni e riflessioni. Saresti così gentile da indicare a quale scritto di Baxandall ti riferisci?
    Grazie!

    Giosuè Fabiano

    8 Dic 12 at 3:48 pm

  3. È un riferimento che fa in Pittura ed esperienza sociale nell’Italia del 400, pagina 60. Nel libro parla, per altri motivi, anche dell’Annunciazione di Arezzo.

    gfrangi

    8 Dic 12 at 10:40 pm

  4. Grazie mille!

    Giosuè Fabiano

    9 Dic 12 at 11:09 am

  5. Questa volta un però: nessun pittore – a memoria – a parer mio ha reso la totale disponibilità di Maria, che è umanità… (la magnanimità è disponibilità). Anche nelle Madonne di Piero io colgo un essere dentro al mondo (di costruzione) tipico del Rinascimento, un altro modo di pensare l’umanità… secondo me l’ineffabile di Maria è tale anche per l’arte che – più di altre – riesce a rappresentare l’ineffabile

    perseoc

    13 Dic 12 at 7:56 am

  6. Non sono d’accordo. La cosa grande dell’avvenimento cristiano è proprio quello di aver preso una “faccia”. Agli artisti (quelli grandi) il compito di provare ad immaginare quelle facce, prendendosi il rischio e giocando se stessi (quindi sapendo che non sono punti di vista con la prestesa di essere assoluti, ma verosimili). Diceva Claudel che il grande dramma della fede del nostro tempo è quello di non essere più capace di immaginazione. Credo che abbia centrato una questione vera e cruciale. Del resto, personalmente, mi sento figlio di un sacerdote che invece era capace, eccome, di immaginazione. Quante volte l’ho sentito “immaginare” la chiamata di Pietro e Andrea…
    Mi sembra giusto quel che dice Rosita: anche Antonello è arrivato vicino a mettere in figura quel “magnanima”

    gfrangi

    13 Dic 12 at 10:35 am

  7. Perdoni se rispondo: non lo so. L’immaginazione più bella e più vera credo sia la nostra vita, nel suo libero dispiegarsi in risposta a quel Qualcuno che ha preso una “faccia” (essere là per essere qui). Gli artisti si avvicinano, forse, ma c’è tanto contesto ed in fondo è così opinabile il gioco del vedere quello che ciascuno di loro “mette in figura”. Posso una domanda (probabilmente maldestra, la prego di scusarmi se inopportuna): crede che l’arte oggi abbia ancora immaginazione?

    perseoc

    13 Dic 12 at 5:14 pm

  8. Il contesto c’è sempre, anche nella Betlemme di 2000 e passa anni fa. E non penso che sia giusto definire opinabile l’immaginazione di un artista che sa inventare immagini che a distanza di secoli colpiscono cervello e cuore delle persone. In fondo c’è da essere grati…
    Sull’immaginazione nell’arte di oggi ci devo pensare per non dire banalità

    gfrangi

    13 Dic 12 at 11:53 pm

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