Robe da chiodi

Oggi 12 settembre

Ferdinando Bologna, lezione su Antonello

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Antonello, le mani del Cristo benedicente, Londra, National Gallery

Antonello, le mani del Cristo benedicente, Londra, National Gallery

È una lettura preziosa e imperdibile la lunga intervista a Ferdinando Bologna, che sostituisce il saggio di catalogo per la mostra di Antonello a Rovereto (Electa, a 30 euro se comperato online). È il co-curatore, Federico De Melis, a firmarla, costruendo un dialogo serrato, a tratti anche accanito, il cui metodo è quello di non lasciare mai nulla nel vago. È un’intervista molto ben costruita, che per quanto ardua nella fitta rete di rimandi e di riferimenti, procede con grande chiarezza, rimontando la vita di Antonello sull’asse della cronologia. Ma soprattutto è un’intervista che ponendo tutte le questioni chiave relative alla figura del grande artista siciliano, diventa occasione per Ferdinando Bologna di fare uno straordinario esercizio critico ma anche intellettuale, dimostrando passo passo la tenuta e la coerenza della propria lettura di Antonello. Che poi diventa una lettura (molto affascinante) di come funzionavano il meccanismi del fare arte nell’Italia di quegli straordinari decenni. Dice Bologna: «Non abbiamo ancora un quadro dettagliato e storicamente attendibile di come gli artisti si spostassero nel Quattrocento: è sicuro però che facevano viaggi di lavoro più spesso di quanto possiamo immaginare e durante questi viaggi si informavano sui fatti figurativi all’ordine del giorno. Un pittore sveglio e prensile come Antonello non si lasciava certo sfuggire, al contrario cercava con vivissima voglia, le occasioni di arricchimento e il Piero della Francesca ultima maniera, è impensabile che non andasse a cercarselo, e, per così dire a stanarlo» (il riferimento è in particolare alla pala di Brera, originariamente ad Urbino, vista verosimilimente da Antonello nel viaggio verso Venezia).
Con Antonello, dice Bologna, «ci troviamo di fronte a un maestro dall’orizzonte intellettuale molto complesso. Egli rappresenta una sfida dal punto di vista metodologico, perché mentre avanza riconsidera e rielabora le fasi precedenti, e mentre sembra attardarsi anticipa motivi che secondo schema dovrebbero intervenire in un secondo momento».
Naturalmente al cuore di questo percorso c’è la questione del rapporto con Piero della Francesca; rapporto che non si può poggiare su elementi documentari, ma che trova evidenze decisive nella lettura «sintattica e strutturale dei testi figurativi» (contro le recenti letture impressionistiche). È una lettura che arriva rintracciare e riconnettere in modo coerente tutti gli input che avevano fatto di Antonello l’artista più “connesso” del suo tempo.
Il catalogo presenta anche un’altra soluzione molto innovativa: il percorso della fortuna di Antonello, curato da Simone Facchinetti, realizzata con brevi testi e attraverso comprensibilissime immagini di confronto. Unz soluzione che speriamo faccia scuola…
PS: sarà proprio Simone Facchinetti a guidare la visita organizzata alla mostra da Associazione Testori per il prossimo 7 dicembre. Qui i particolari.

Written by gfrangi

novembre 18th, 2013 at 11:43 am

7 Responses to 'Ferdinando Bologna, lezione su Antonello'

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  1. dove si può leggere l’intervista?

    brodino

    18 Nov 13 at 7:42 pm

  2. Ha le funzioni di saggio introduttivo al catalogo della mostra, edito da Electa

    gfrangi

    18 Nov 13 at 11:17 pm

  3. Non sarebbe stato meglio ripubblicare, magari corredandolo di nuove note aggiornate, il saggio di Longhi a cui continua, in tutta l’intervista, a fare riferimento Bologna? (Mi sembra che proprio Facchinetti anni fa fece un lavoro del genere su di un testo di Longhi). Che poi l’intervista abbia addirittura sostituito il saggio iniziale è indice dei tempi, nel bene e nel male.

    Francesco

    19 Nov 13 at 1:09 pm

  4. Facchinetti fece un bellissimo lavoro sul Braccesco di Longhi. Il Longhi 1914 meriterebbe lavoro analogo. ma non tyoccava certo ai curatori deklla mostra
    Quanto all’intervista (ma sarebbe più corretto chimarla conversazione, tanto è curata), prima di giudicare bisogna leggere. È più pregnante di mille saggi che ci vengono propinati in ossequio al rito stanchissimo dei cataloghi.

    gfrangi

    19 Nov 13 at 6:25 pm

  5. Il catalogo della mostra l’ho comprato prima di visitarla e l’intervista l’ho letta prima di recarmi a Rovereto.
    Secondo me racconta più la storia di Bologna che quella di Antonello. Io la vedo cun po’ come Montanari.
    I curatori potevano scegliere di ripubblicare il saggio di Longhi, pagandone i diritti, e sarebbe stata non solo una mossa politica ma anche di alta cultura. (Tanto più che le opere complete dello stesso sono praticamente introvabili). Non l’hanno fatto ed hanno deciso di raccontare loro stessi.
    Il “rito stanchissimo dei cataloghi” è troppo ampio per essere qui commentato.
    Per il resto la mostra è bella ed anche bello è l’allestimento peccato sia stata fatta in un museo di arte contemporanea in una città che nulla ha a che fare con Antonello. O forse è un rito stanchissimo anche quello di fare mostre in musei pertinenti?

    Francesco

    20 Nov 13 at 9:20 am

  6. Ma anche Longhi parlava in qaulche modo di se stesso in quel saggio. Ognuno si porta dentro la propria storia e il proprio sguardo nel momento in cui cerca di comprendere grande capitoli del passato. Anzi è la presunta neutralità quella da cui guardarsi… È chiaro ad esempio che lo sguardo di Bologna ad esempio non contempla tutto l’aspetto religioso, perché la sua formazione l’ha portato ad avere una sensibilità diversa. Ma la serietà e forza intellettuale del suo percorso sono straordinariamente interessanti.

    gfrangi

    21 Nov 13 at 9:37 am

  7. A supporto del contatto, necessario, di Antonello con Piero vorrei segnalare il foglio del codice di Santa Marta esposto in mostra e attribuito a Fouquet. Ebbene Alfonso d’Aragona effigiato nella parte alta del foglio porta gli attributi dello scettro e del globo in modo straordinariamente simile al San Sigismondo dell’affresco riminese di Piero. Una coincidenza? forse no.

    Roberto

    21 Nov 13 at 5:42 pm

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