Robe da chiodi

La morte-morte di Bill Viola e la morte-vita di Michelangelo

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Note di viaggio romano. Al Palazzo delle Esposizioni, la mostra “estatica” di Bill Viola. Confermo tutte le mie riserve, anzi, se possibile, le incremento. L’apice è nel video Emergence, del 2002, in cui si vedono due donne accasciate ai lati di un sepolcro aperto. Da lì, con lentezza che è la cifra stilistica dell’artista americano, esce il corpo mortalmente bianco di un uomo. Esce facendo strabordare il sepolcro di acqua (tralascio le possibili, e un po’ frustre, interpretazioni simboliche). Le due lo accolgono stupite, ma stabili nel loro dolore. E in effetti l’uomo esce dal sepolcro per andarsi a deporre, morto, nelle loro braccia. Una morte dopo una resurrezione. L’idea più necrofila che un artista potesse immaginare (non accosto i nomi, tanto mi suona davvero blasfema questa messa in scena). Il tutto con una calligrafia di immagini perfette, con ritmo tenuto magistralmente sotto controllo, impaginazione impeccabile.
Ma, come più volte ciascuno ha sperimentato, il Signore è davvero buono. E a poche centinaia di metri dal Palazzo delle Esposizioni, ecco che salta all’occhio il grande manifesto che annuncia l’acquisto da parte dello Stato di un piccolo Crocifisso giovanile di  Michelangelo. È alto poco più di 40 centimetri, ed è in legno di tiglio. È un’immagine che pulisce lo sguardo (in senso molto “fisico”): nella sua perfezione trasmette tenerezza. Verrebbe davvero voglia di accarezzarlo, tanto è l’umano che vibra in quella piccola scultura. Se Viola rappresenta un uomo morto nonostante la resurrezione, Michelangelo fa l’opposto: rappresenta un uomo – Cristo – vivo nonostante sia stato ucciso sulla croce. È un Crocifisso in cui la morte già appare come vinta. Un uomo di passione che riesce a sopraffarti con un abbraccio di speranza. Ed è pur così piccolo…
(la foto di Michelangelo, di Aurelio Amendola nel suo bianco e nero un po’ troppo calligrafico non rende l’idea. Meglio quelle a colori sui manifesti).

Written by giuseppefrangi

dicembre 30th, 2008 at 1:29 pm

7 Responses to 'La morte-morte di Bill Viola e la morte-vita di Michelangelo'

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  1. E’ la prima cosa che leggo nel 2009. Un buon inizio. Ho visto entrambe le opere e le impressioni confuse che ho provato non potrevano essere meglio chiarite e rappresentate. Grande Giuseppe!

    lucio brunelli

    1 Gen 09 at 8:01 am

  2. Lei è troppo buono, signor Lucio! Comunque buon 2009!

    giuseppefrangi

    1 Gen 09 at 5:49 pm

  3. In fatto di bontà, come attesta la signora Angela, lei signor Giuseppe non ha rivali!

    lucio brunelli

    1 Gen 09 at 10:57 pm

  4. gentile giuseppe, perché fa coincidere l’emersione da quell’acqua come una resurrezione? comunque quel corpo non è stato toccato dall’acqua, emerge completamente asciutto – anche se come lei afferma quell’acqua è la morte, qualche cosa significa, non crede?
    io comunque l’avevo intesa come una deposizione, un antefatto – si percepisce che tutto è sospeso e deve ancora avvenire – io mi sono innamorata di questo video e del trionfante The Greeting
    cordialmente,
    mgcalandrone

    maria grazia calandrone

    8 Gen 09 at 5:01 pm

  5. scusi, è chiaro che intendevo scrivere “con” una resurrezione…

    maria grazia calandrone

    8 Gen 09 at 5:12 pm

  6. Gentile Maria Grazia, queste sono le parole con cui Viola spiegava il video Emergence: «It also resembles the Resurrection, except that since the man appears to be dead, the miracle is evidently incomplete». Il miracolo è incompleto. Cioè non si dà Resurrezione. Non è cosa da poco, soprattutto perché Viola desume il proprio fascinoso impianto figurativo sulla cultura che proprio partendo dalla realtà della Resurrezione ha introdotto un’altra visione del corpo. Nello specifico l’impianto è preso dalla Pietà di Masolino conservata ad Empoli. Ma guardi la tenerezza con cui Giovanni in quella Pietà bacia il braccio di Cristo. È il bacio verso uno che ha dato vita, non a uno che si è allineato al destino di morte… C’è tanto da dire e da scavare…
    The Greeting, video di qualche anno più vecchio, preso dal grande quadro di Pontormoa Carmignano c’è in effetti un Viola diverso. L’aggettivo trionfante ci sta. Ma anche qui lascia spazio a un po’ d’ambiguità. Manca il sussulto nel ventre di Maria, che è il passaggio più toccante del Vangelo di Luca…

    giuseppefrangi

    8 Gen 09 at 8:28 pm

  7. Gentile ancora Lei, è commovente questo Cristo che non riesce a sconfiggere l’acqua che non lo bagna: grazie di aver riferito le parole di Viola, che non conoscevo – quanto alla sua rivisitazione della visitazione, ne è passata di storia con il suo disincanto dal 1500, ma a me pare che quella di Maria sia un’apparizione altrettanto regale anche se nemmeno destinata a illuminare del suo incanto una canonica – se quando lei dice ambiguità intende rielaborazione del dogma, allora certo, sono opere ambigue – quanto alla resurrezione dei corpi, è un concetto che associo sempre con fatica all’intensità spirituale del cristianesimo…

    maria grazia calandrone

    9 Gen 09 at 1:17 am

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