Robe da chiodi

Caravaggio, cena contro cena

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caravaggio-supper-at-emmausCon il volano mediatico di Caravaggio si cerca di rilanciare la vecchia e gloriosa Pinacoteca di Brera. È arrivata la Cena in Emmaus dalla National Gallery di Londra ed è stata messa al fianco di quella che dal 1939 fa parte dei tesori del museo milanese. Tra l’una e l’altra ci sono circa sei anni: la prima è stata dipinta a cavallo del cambio di secolo, l’altra (quella milanese) dovrebbe essere il primo quadro dipinto nel 1606 dopo la fuga da Roma per il delitto commesso. Anche l’impostazione della composizione è molto simile. Eppure i quadri sembrano lontani decenni uno dall’altro. La biografia di Caravaggio vive di accelerazioni violente, di strappi implacabili. Nella Cena di Londra siamo davanti a un Caravaggio olimpico, con un passo trionfale. Realista, ma anche teatrale. Con quell’effetto riflettore che alza la tensione sulla scena, e quel cesto in bilico in primo piano, che è una spericolata prova di bravura. È un quadro, che ha un che di clamoroso nel suo dna, che intercetta l’impeto e lo supore di quel momento, che sfonda il velo della normalità. Il discepolo a braccia spalancate è un capolavoro che sullo slancio fa sobbalzare il cuore anche dell’ignaro osservatore di oggi.

2006924172118678Sei anni dopo invece la stessa stanza si è ammutolita. Il punto di vista del pittore è un po’ più ribassato. Il muro è tutto nero. Ogni riflettore è stato spento. L’atmosfera ha la mestizia della normalità, il suo tono polveroso, immutabile nel tempo. Caravaggio si è lasciato alle spalle ogni baldanzosità giovanile e si inoltra nell’ultima cupa e drammatica fase della sua vita. Non è più il tempo degli entusiasmi: è un Caravaggio che non fa più sconti, che non cerca più scorciatoie, che non accende più la tenebra del reale ma sembra subirla. Persino la tavola si è immesirita, e le vivande sono all’essenziale. Quella stessa realtà che aveva incendiato di invenzioni nella galoppata dei suoi anni giovanili e della maturità, ora pesa come il piombo. È una coltre fatta di fatica, e di zone d’ombra impenetrabili. Il destino della storia dell’arte, lui, lo aveva cambiato: ora la partita è solo con se stesso e con il proprio destino. Caravaggio è entrato nella caverna da cui uscirà solo con la morte. Ma quant’è grande, e quanto è vero questo Caravaggio che si lascia alle spalle tutti gli effetti speciali!

Written by giuseppefrangi

gennaio 16th, 2009 at 4:22 pm

3 Responses to 'Caravaggio, cena contro cena'

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  1. Da studente di Storia dell’arte,è stato un dovere per me recarmi,appena avuto il tempo,alla Pinacoteca di Brera.

    La cosa che però mi ha fatto rabbia,se così possiamo dire è la pochezza con cui la gente si interessa ai capolavori.
    E’ come se coloro che fossero entrati a Brera l’avessero fatto perchè fuori pioveva e che bisognava avere qualcosa sulla testa per non bagnarsi.
    Una semplicità nella visione che assomiglia molto a quello dei turisti giapponesi in visita a Pisa o ai turisti statunitensi in visita ai capolavori esposti alla Galleria Borghese.

    L’arte sembra essere diventata sempre più una questione di business,devo dire che Berenson aveva visto bene già a suo tempo,abbiamo una decadenza nel mondo dell’arte.

    Il comportamento della gente è disarmante,inutile andare a vedere 4 capolavori caravaggeschi quando non guardi gli altri capolavori presenti nella stessa sala,mi riferisco per esempio al:Bramantino,al Marco D’Oggiono.

    Sabato andrò a Palazzo Reale a vedere ACQUA,la madonna dell’umiltà del Masolino e il Narciso del Caravaggio valgono ampiamente il prezzo del biglietto,ma sicuramente rimarrò deluso,perchè Palazzo Reale organizza mostre fasulle,dove lo scopo è attirare le persone per fargli pagare 10E.

    Bello questo blog…ci scriverò spesso,se vorrai.
    Ho visto che conosci il Professor Giovanni Agosti,ho seguito il suo corso lo scorso anno,per me è un genio,spero un giorno di poter fare la tesi di laurea con lui.

    La storia dell’arte libera la testa (cit)
    Saluti
    OTILLAF!

    OTILLAF

    3 Feb 09 at 6:28 pm

  2. Benvenuto a te. Ti auguro di approdare alla tesi con Agosti. È uno da cui non si finisce di imparare e che sa essere maestro. Su Brera d’accordo. Scriverò presto per dimostarre che si entra lì e non si capisce che il Foppa al centro delle due Emmaus è il padre di Caravaggio, è meglio neanche essere entrati. A presto

    giuseppefrangi

    3 Feb 09 at 8:45 pm

  3. Confronto utilissimo.
    Finalmente sono riuscito a venire a Brera dal mio Veneto di confine e apprezzare l’affrontarsi delle due Cene di Caravaggio. Un confronto estremamente didattico e utile per leggere, come in questo articolo, la distanza abissale tra la versione di Londra e quella milanese. Che non ha più bisogno di effetti illusivi, di ceste in bilico, di braccia che sondano lo spazio o di gomiti che sfondano lo schermo del quadro. E’ costruita con un linguaggio così essenziale che persino il nero del fondo diventa più luminoso di quello rischiarato da un raggio di luce nella versione di Londra.
    Saluti

    Sergio

    17 Feb 09 at 5:42 pm

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