Robe da chiodi

Pensieri attorno ad una mostra per il Meeting 2017

leave a comment

Verso la mostra del Meeting di Rimini proposta da Casa Testori (“Il passaggio di Enea. Artisti di oggi a tu per tu con il passato”; sopra il manifesto con un’opera di Andrea Mastrovito). Qualche pensiero in corso. Tema stupendo, la relazione libera con il passato. Come una corrida: il passato è una forza travolgente che devi avere il coraggio di affrontare, senza subirla. È un rapporto di passione, di riconoscenza, a volte anche di devozione o di amore, ma che per essere pieno chiede un passaggio di discontinuità. Si deve avere il coraggio di liberarsene per viverlo in profondità. Devi saper voltargli le spalle.
La frase di Goethe («Quello che tu erediti dai tuoi padri, riguadagnatelo, per possederlo», dal Faust) fenomenale perché innesca a cascata tutte queste sue implicazioni vitali.

Ha scritto Luca Doninelli: «Il passato torna al poeta non in forma di discorso, di tassonomia, di ordine, ma in forma di avvenimento… Il poeta guidato dal sismografo dell’analogia – che soltanto un nome più complicato dell’intuizione – andrà alla ricerca delle acque improbabili, che zampillano in luoghi dove nessuna scienza, per il momento, potrebbe arrivare. Lui non cerca la norma, cerca un avvenimento, un’attestazione di ciò che il presentimento gli aveva suggerito». (Luca Doninelli, ne Il crollo delle aspettative, 2005)
Avvenimento, vuol dire qualcosa che avviene, con tutta la novità che comporta. Avvenimento è qualcosa di mai uguale a sé stesso, che va oltre la somma dei fattori. Che li ingloba immettendo un fattore nuovo, quello della reinvenzione, del salto nel vuoto per uscire dalla protezione del passato e approdare nella nudità del presente.

Qualche esempio rispetto agli autori che arrivano a Rimini. Alberto Garutti con la sua statua devozionale di Maria scaldata a 36,7 gradi da una resistenza interna, dà una soluzione semplice e molto poetica ad un tema che ha reso così capillarmente diffusa la figura rappresentata di Maria: il fatto di sentirla (saperla) “presente”. Quindi non simulacro da adorare (per le sue capacità magiche), ma figura “calda”, familiare. Non lontana, ma vicina. Garutti quindi ha ripescato quella dimensione che sopravvive nella semplicità “muta” di un cattolicesimo marginale, e l’ha riportata a galla con quell’escamotage elementare (collego a questo la passione di Garutti per la più viva di tutte le rappresentazioni della Madonna, l’Assunta dei Frari di Tiziano: le ha anche dedicato un’opera, qui sotto: «Ho camminato 1556metri per arrivare all’Assunta dei Frati»).


Wenders arriva con le sue foto scattate tra le macerie di Ground Zero. Un ciclo che fa perno “drammaturgicamente” sull’apparizione del sole che sbucando da dietro un grattacielo riempie di luce fantasmagorica la massa di polvere addensata nell’aria. Wenders ne parla come di un irradiarsi di speranza su quello scenario disperante. È il tema della luce che irrompe imprevista nella storia (la cometa…), che si ripropone proprio come “avvenimento”. Non passato ma presente.

Infine un accenno al ciclo che mio fratello Giovanni porterà a Rimini: sette vedute dell’isola di Palmaria, di fronte a La Spezia. Il titolo però è emblematicamente più generico e più largo: “Arcipelago”. Sono quadri allagati di rosso. La non aderenza del titolo al soggetto reale mi fa venire in mente che all’origine c’è una visione, e che il soggetto funziona davanti all’occhio dell’artista perché innesca l’emergere della visione. La pittura è poi al servizio di questa visione, è il medium attraverso cui questa visione vien a galla sulla tela. La pittura, in quanto semplice mezzo, deve accettare anche di farsi rinnegare (la candeggina che la cancella) o si farsi sopraffare: le cuciture di pezzi di tele diverse che si inseriscono con linee di forza che scavalcano colori e disegno, e cambiano anche le condizioni di base (il fondo) su cui i colori vanno a depositarsi.
(mi veniva questa suggestione: che Arcipelago sia un tentativo di capire cosa significhi dipingere un paesaggio dopo che c’è stato 2001 Odissea nello spazio. Paesaggio che non ha più solo la terra come prospettiva. Paesaggio che viene visto dall’occhio dell’artista prima che appaia. Paesaggio che viene perforato, più che rappresentato… qui sotto, un parallelo di immagini, tra quadri e film). Si naviga davvero «in acque improbabili».

Written by gfrangi

Luglio 23rd, 2017 at 1:57 pm

Leave a Reply