Robe da chiodi

Perché penso, come ha detto qualcuno, che la storia dell’arte liberi la testa

Hirst, scherzetti perfetti

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Qualche giorno fa i quotidiani si sono occupati dello scherzetto perfetto che un ragazzino inglese di 17 anni, noto solo con il soprannome di Cartrain, aveva fatto all’artista oggi più famoso (se la fama è da rapportare al valore delle oepre sul mercato) del mondo. L’artista è Damien Hirst, quello, per intenderdi che aveva messo uno squalo in formaldeide e che era stato lanciato negli anni 90 da Charles Saatchi. Cartrain ha violato il mito prima clonando l’idea di una sua opera famosa e miliardaria, “For the love of God”, un teschio tempestato di diamanti. Hirst lo aveva citato in giudizio, ottenendo la fine della perfomancce beffarda. Cartrain ha lasciato passare un po’ di tempo e poi ha consumato una vendetta nel suo stile: ha rubato le matite colorate di Damien Hirst, che eranmo state esposte come un’opera d’arte. Poi aveva affisso per Londra un cartello in cui minacciava di temperarle. La storia si è conclusa con l’irruzione degli agenti della squadra “arte e antichità” di Scotland Yard a casa di Cartrain per sequestrare l’oggetto del furto.

Dal provocatore e dissacratore Damien Hirst ci si poteva aspettare un atteggiamento diverso. Magari un po’ più di ironia. Così non è stato. Gli artisti sono ormai come star, prendere o lasciare.

Ma la storia non finisce qui, per fortuna nostra e di Damien Hirst. È di ieri infatti la prtesentazione della nuova mostra che l’artista inglese ha aperto in una città imprevista, Kiev, ospite di una fondazione la Viktor Pinchuk Foundation, che ha finalità sociali, in quanto si occupa del recupero di ragazzi border line e colpiti dall’Aids. Hirst ha annunciato di aver donato 400mila euro alla fondazione (il che può essere una operazione di marketing personale), ma, quel che più conta, ha montato una mostra che sgombra ogni equivoco sulla sua statura. Tra le sale c’è anche un trittico che fa sobbalzare dalla sedia chi sente il vuoto lasciato da un gigante dell’arte come Francis Bacon. Del resto era stato proprio Bacon, prendendo tutti in contropiede, a designare il giovanissimo Hirst, visto in una piccola galleria londinese, come suo erede. Ora si capisce quel che Bacon aveva visto in Hirst. Le vie dell’arte a volte sono complicate e piene di interrogativi, ma a volte per fortuna riservano grandi sorprese.

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Written by giuseppefrangi

settembre 15th, 2009 at 11:35 am

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4 Responses to 'Hirst, scherzetti perfetti'

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  1. Please support Cartrain…

    Artworks available from http://www.100artworks.com

    100artworks

    15 Set 09 at 10:34 pm

  2. La mia simpatia però va a Cartrain, che vende anche dei poster firmati con le matite di Hirst!

    http://www.100artworks.com/catalog/cartrain-hirsts-caryard-signed-guerilla-graffiti-print-p-678.html

    Il mostro sacro degli squali in formalina sarà pure l’erede di Bacon, ma il ragazzino ha il supporto di Banksy e se ha ereditato anche il suo sprezzo del pericolo ne sentiremo parlare ancora…

    Dorian Gray

    20 Set 09 at 10:55 pm

  3. Ho visto alla mostra di Hirst alla Wallace Collection. Interessante operazione quella di portare delle tele, come del resto la scelta del museo. Probabilmente tutto è mirato a far entrare Hirst a forza nella storia dell’arte (o comunque a dargli il diritto di ingresso nella Pittura). Il che mostra ancora che Damien è intelligentissimo (sa che le sue farmacie e i suoi animali con la crisi valgono la metà, e che la pittura è un’altra cosa). Il modo in cui imita Bacon è abbastanza pretenzioso e superficiale. L’unico quadro interessante è quello con le farfalle, dove osa abbandonare il marchio-teschietto. Ma l’uso dei colori è di una pesantezza infinita. Per fare dei quadri Blu non puoi usare sempre solo il blu! Una retorica allucinante. Sono sicura che persino Bacon ogni tanto aveva uno sprazzo di ironia; Hirst sembra non averne mai, eppure è una qualità fondamentale del popolo inglese.
    Fammi sapere cosa ne pensi, dato che di solito mi danno della reazionaria in questi casi…

    Beatrice

    19 Ott 09 at 6:23 pm

  4. Cara Bea, mi hanno portato il catalogo della mostra Wallace. D’istinto (ma davvero è solo istinto) posso dirti che i grandi animali immersi nella formaldeide, comunque, sono qualcosa di più forte rispetto a questo Hirst. Là c’era qualcosa di inaudito che comunque lo si voglia poi giudicare oltrepassava i canoni. Mi sembrava che anche dal punto di cista dell’intuizione formale ci fosse lo “smalto” della cosa cosa mai vista prima. Non è un caso che la prima di quelle scatole di vetro con animali dentro avesse colpito Bacon. Questo Hirst non so se voglia tornare nei ranghi o prendersi una pausa o intraprendere un’altra strada. Mi aveva impressionato di più per l’energia dei suoi teschi dipinti su quella texture esplosiva dicolori qualche tempo fa. Ma, ti ripeto, è un giudizio dato d’istinto. Stammi bene!

    giuseppefrangi

    19 Ott 09 at 10:31 pm

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