Robe da chiodi

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Beato Angelico, e noi pensavamo che fossero fiori…

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Ti sembra di averli guardati a sufficienza e invece non li hai mai guardati abbastanza. L’altro giorno leggendo un affascinante libro appena tradotto in italiano (Abscondita, 2009; ma il libro è del 1990) di Georges Didi-Huberman dedicato a Beato Angelico ho scoperto che nell’affresco bellissimo del Noli me tangere a San Marco, i fiori del prato non sono buttati lì per caso. Lo studioso francese si è incuriosito dal modo con cui Beato Angelico li aveva dipinti: «sono macchie, più o meno regolari, fatte con il bianco di San Giovanni e, al di sopra, con il rosso. È un colore vivace, una terra rossa, che produce sulla parete leggerissimi rilievi; l’effetto ritmico di scansione ne risulta accentuato». Un modo strano di dipingere i fiori, nota Didi-Huberman. Che poi nota come anche le stimmate sul piede di Cristo appoggiato su quel prato, siano dipinte «esattamente alla stessa maniera». Continuando l’osservazione nota che i fiori sono a gruppi di cinque, proprio come le stimmate. Beato Angelico opera quello che Didi-Huberman definisce uno «slittamento del segno iconico». Cioé «posso senz’altro affermare che le stimmate di Cristo, secondo il BA, sono i fiori del suo corpo». Ma altrettanto legittimamente si potrebbe affermare che «Cristo è qui rappresentato nell’atto emblematico di “seminare” le sue stimmate nel giardino del mondo terreno».

bapiedi

La cosa mi sembra di per sé stupefacente, per la poesia che evoca. Ma c’è un’altra sottolienatura che mi sembra ancora più importante: è stupefacente l’intelaiatura concettuale che regge questi capolavori del nostro passato. Nulla è a caso. Il problema è che il nostro sguardo è viziato dall’istintività e non sa più affondare nella verità di queste immagini. E questo accade anche se lo sguardo è di simpatia o di sintonia religiosa con le immagini che guardiamo.

Written by giuseppefrangi

settembre 28th, 2009 at 10:37 pm