Robe da chiodi

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Belle chiese di oggi. Ecco un elenco

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L’amico Luca mi sfida ad un’ennesima classifica: quella delle più belle chiese moderne, secondo me naturalmente. Premetto che quelle meritevoli sono tante, sicuramente più di quelle che si potrebbero contare nell’ottocento, e che alcune le ho viste solo per fotografia. Seconda premessa, tengo fuori gara la Sagrada Familia, per motivi che sono semplici: troppe le suggestioni che entrano in gioco, troppo diverso l’impegno che la sua costruzione ha comportato.

Secondo: non amo le chiese a vela, quelle con spirali che sembrano coni di panna risucchiati verso il cielo; quelle con gli spazi pensati per produrre suggestioni a man bassa. Tra queste ci sono quelle di Mario Botta, compresa la prima, quella di Mogno, in Valle Maggia, che di per sé non è affatto una brutta architettura. Non amo le chiese di Michelucci, architetture troppo incerte tra eccitazione e passatismo (molto meglio la stazione di Santa Maria Novella…). Mi scuso per le tante mancanze dovute a non sufficiente conoscenza… (sarò grato se integrerete)

Non è una classifica, è un elenco, anche se la tentazione di dire che la chiesa del convento di La Turette sia la più bella è tentazione forte (Le Corbu). Ecco le altre: Alvaro Siza, chiesa di Marco de Canaves, Oporto; Figini Pollini, chiesa Madonna dei Poveri, Milano; Gio Ponti, Concattedrale di Taranto; Alvar Alto, chiesa di Riolo; Le Corbu, Ronchamp; Gardella, Sant’Enrico, a San Donato; Carlo Scarpa, San Giovanni Battista a Fiorenzuola; Steven Holl, cappella di sant’Ignazio, Seattle. Poi ci sono due commoventi chiese della stagione. “fascio e martello” (le città costruite dal fascismo)): la Santa Barbara di Arsia (in Istria) di Gustavo Pulizer Finali, e la chiesa parrocchiale di Segezia (Foggia), con la facciata dolecemente traforata. Ma ho visto solo foto di esterni. Ma perché non citare Santa Maria Rossa di Muzio a Milano, con quella sua volta a botte, oggi delicatamente accarezzata dalle luci di Dan Flavin?

La chiesa più bella forse è una che non è mai stata costruita: è la chiesa di San Carlo alla Barona a Milano di Aldo Rossi. Restano disegni e un modellino. Rossa di mattoni lombardi, struttura da fabbrica ma con grande statue stile san Carlone in facciata. Un colpo al cuore…

Written by gfrangi

novembre 10th, 2010 at 7:30 pm

L'abside di Siza e la tenda di Mosé

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Visto che è domenica ritorno sulla questione del costruire chiese oggi. Il libro di Dianich propone un riferimento in effetti molto interessante: ed è la chiesa costruita da Alvaro Siza a Marco de Canavezes, vicino ad Oporto. La chiesa è dedicata a Santa Maria ed è stata costruita sul finire degli anni 90. Siza cerca di aggiornare un canone architettonico tradizionale, proponendo una facciata con due corpi laterali sporgenti che richiamano il motivo delle torri di tante cattedrali gotiche e, soprattutto, ritorna su un elemento dimenticato, come quello dell’abside, trasformando però la curva da concava in convessa. La semplicità del bianco degli intonaci e la linearità di tutto il perimetro in effetti dà una positiva idea di umiltà, di una fantasia messa all’opera ma trattenuta dalle soluzioni troppo soggettivistiche.

Ma c’è un però… Proprio settimana l’altra ad Arezzo mi è capitato di entrare nella meravigliosa chiesa romanica di Santa Maria della Pieve (nella foto sotto). La cosa che colpiva è la bellezza dello spazio; una bellezza pacificata ma insieme grandiosa date le dimensioni della chiesa (soprattutto l’altezza). E il tutto culminava in un’abside semplice e perfetta, fatta di nuda pietra, nella cui linea circolare così esatta, così accogliente  (per dirla tutta: così umana) sentivi una sorta di eco quasi di Paradiso. Quella curva dell’abside l’avvertivi come un abbraccio, ma un abbraccio largo, perché proposto a te come singolo ma anche come popolo. Insomma davanti a quell’abside ti accorgi istintivamente che non sei solo.: questo comunica l’architettura. Siza in paragone non ce la fa. La sua abside è perfetta ma un po’ escludente. Ti taglia fuori o ti concepisce come persona chiamata a un confronto individuale con l’eterno. È una struttura ultimamente muta, che si ritrae (per questo è convessa e non concava….)  invece che venirti incontro.

Questo sottilinea ancora una volta un motivo molto semplice che dovrebbe essere sempre ricordato da chi costruisce oggi. Nell’Esodo 33, quando Mosè costruisce fuori dall’accampamento una tenda per i suoi incontri con Dio, la chiama la “tenda del convegno”. Perché lì dentro non avveniva nulla di esoterico. Semplicemente in quel luogo scrive l’Esodo, «il Signore parlava faccia a faccia con Mosé, come uno parla al suo amico». Il suo amico: ecco il fondamento concettuale su cui un architetto dovrebbe fondare un’idea di Chiesa.

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Written by giuseppefrangi

marzo 22nd, 2009 at 12:06 pm