Robe da chiodi

Perché penso, come ha detto qualcuno, che la storia dell’arte liberi la testa

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La Rondanini a San Vittore. Risposta a Bertelli

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(Queste mie righe sono state pubblicate sul Corriere del 23 dicembre)

Spiace che un personaggio autorevole come Carlo Bertelli non abbia capito l’importanza della scelta di portare la Pietà Rondanini a San Vittore. Bertelli giustamente vede nella Pietà un’opera simbolo, come lo sono la Primavera del Botticelli per gli Uffizi e la Gioconda per il Louvre, ma tralascia una differenza sostanziale: mentre quelle due opere citate attraggono e sono viste ogni anno da milioni di visitatori, la Pietà è un capolavoro dimenticato: quanti milanesi l’hanno vista? Quanti sanno dov’è? Questo accade anche per una scelta espositiva di grande eleganza ma molto escludente, che ha isolato la Pietà in un angolo del percorso espositivo del Castello invece di farne un perno, anche in funzione di richiamo. Portare la Pietà a San Vittore quindi serve a riaccendere i riflettori dell’attenzione e della coscienza collettiva su questo capolavoro, mettendola in connessione con un altro luogo ferito e dimenticato della città. È vero, la Primavera e la Gioconda non verrebbero mai mosse dalle loro sedi espositive. Ma anche la Pietà non viene portata via da Milano: e lo spostamento è funzionale a restituirla alla città in senso finalmente pieno. Quanto ai rischi, proprio in queste settimane abbiamo visto un’altra opera di Michelangelo, il Davide Apollo del Bargello, volare Oltreoceano senza che nessuno abbia protestato. E lo stesso Louvre in un anno ha «prestato» due capolavori di Leonardo: la delicatissima tavola con la Vergine delle Rocce per la grande mostra londinese e, proprio in queste settimane, la Vergine con Sant’Anna, altra tavola reduce da un complicato restauro, in occasione dell’apertura della nuova dependance del grande museo a Lens, nel Nord della Francia.Quanto al tema della ricezione da parte dei detenuti che affollano le celle di San Vittore, credo che la risposta migliore sia venuta dalle lettere pubblicate proprio dal Corriere qualche giorno fa: dimostrano una consapevolezza sul valore della Pietà e sul suo senso che spesso manca a critici e intellettuali. Per quanto riguarda i tanti musulmani detenuti, è bene ricordare che la figura di Maria e di Gesù sono presenti nel Corano e che per la figura di Maria l’Islam nutre rispetto e anche venerazione: è l’unica donna a cui viene dato l’appellativo di «Siddiqah», colei che è sempre veritiera. Quindi la Pietà nel cuore di San Vittore può diventare anche un vero punto di dialogo, di incontro.

Written by gfrangi

dicembre 24th, 2012 at 1:40 pm

I più e i meno di inizio 2011

5 comments

Più. L’intervista di Damien Hirst a Repubblica. «Quando sei un artista affermato puoi fare quello che vuoi ma devi sta attento a non perderti perché tutti dicono che quello che fai è magnifico, e non è vero. I grandi artisti devono essere in grado di cambia, di non fermarsi mai. I miei eroi sono Francis Bacon, Willem de Kooning, Joe Stummer, gente che non si è mai arresa… L’arte riguarda l’esserci qui ed ora. Cogliere il giorno. Cercare di cogliere la parte migliore del giorno».

Meno. Al museo del 900 dopo oltre un mese di apertura e 200mila visitatori nessuno ha trovato ancora il tempo di mettere le didascalie alle sale di Marino Marini. Il successo ha dato alla testa.

Più. Il Corriere raddoppia le pagine dedicate all’arte, la domenica. Da prendere come un segnale…

Meno. L’illuminazione del Duomo di Milano (visto ieri per la prima volta) dall’interno non mi convince. Viene trasformato in una scatola magica, una visione del tutto innaturale. Oltretutto la luce dei riflettori interni bombarda le vetrate e non agevola certo la visione. Imparagonabile l’effetto, caldo, dialogante che hanno le stesse vetrate viste dall’interno con la luce per la quale sono state pensate.

Più. Carlo Bertelli sul Corriere giustamente ironizza sulla mess’in scena per la presentazione del quadro di Tiziano a palazzo Marino. Un quadro « alquanto maltrattato dai restauratori, è stato spulito… Si esce avendo sorbito la più banale immagine del Rinascimento a Venezia grazie a un filmato in cui la scena veneziana è descritta dal nostro jet set femminile».

Written by gfrangi

gennaio 10th, 2011 at 8:42 am