Robe da chiodi

Perché, come ha detto qualcuno, la storia dell'arte libera la testa

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I miei 12 libri (più uno) del 2012

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I dodici libri d’arte del 2012, uno al mese (solo edizioni italiane). È una selezione assolutamente personale di libri a cui ho guardato con molto interesse, con curiosità e che hanno acceso in me un certo amore. I cataloghi sono in netta minoranza, e questo vuol dire qualcosa. Non segnalo i prezzi, perché non siano condizionanti. Mi limito agli italiani, per ovvia coscienza dei limiti di un’operazione di questo tipo. Allargarla sarebbe velleitario. L’ordine dei libri è casuale: non è una classifica. Resta fuori un libro che raccomando, ma non avendo immagini non può essere annoverato tra i libri d’arte, quello di Luca Doninelli, Salviamo Firenze, più che un pamphlet sul degrado della città, un viaggio sui luoghi genetici del Rinascimento, come ipotesi di lavoro per l’oggi.

Andrea Carandini, Atlante di Roma antica (Electa)
Sfogliarlo è un come fare un viaggio. Un libro innovativo, come per Bramantino (vedi maggio) capace di tenere insieme massima erudizione e massima divulgazione.

Marco Tanzi, Arcigoticissimo Bembo (Officina libraria)
Un libro poco accademico (con tanto di sana dose di polemiche) che fa il punto su un artista che è stato oggetto di studi, ma anche di amori di una vita.

Massimo Cacciari, Doppio ritratto (Adelphi)
San Francesco in Dante e Giotto. Ovvero come un santo incalza e mette sotto scacco la cultura, anche la più grande. Un libretto, che ho sottolineato quasi per intero…

Pasolini a Casa Testori (Silvana)
Palese conflitto di interesse, ma il libro- catalogo della mostra è un punto di orgoglio: un approccio visivo preciso, didattico e profondo a PPP

Bramantino (Officina libraria)
Il miglior catalogo dell’anno. Un punto di riferimento di come, in un’epoca di spaesamento come questa, vanno fatti (e si possono fare) buoni cataloghi.

Luca Ronchi, Mario Schifano. Una biografia (Johan & Levi)
Una biografia a spezzoni, come a spezzoni fu la sua vita. Un modo per rincontrare Mario Schifano, pittore dalla grande anima.

David Hockney, The Big Message (Einaudi)
Un libro libero. Dal grande vecchio della pittura inglese, una lezione di giovinezza. Bella anche l’edizione.

Matisse, Jazz (Electa)
Per me Jazz è quasi un libro “biblico”. Una cattedrale messa su carta. Meraviglioso insieme di immagini e di testi.

I vetri di Scarpa (Skira)
Uscito in occasione della mostra alla Fondazione Cini di Venezia, è più che un catalogo, un regesto preciso e completo di quegli oggetti meravigliosi che chiunque sognerebbe di avere.

Matisse, Genesi (Jaca Book)
Un altro grande vecchio sempre giovane. Il libro un po’ tradizionale nel formato, ma ottimo per completezza e le immagini sono gioia per gli occhi

Max Seidl, Padre e figlio. Nicola e Giovanni Pisano (Marsilio)
Due volumi (il secondo solo di immagini, in b/n, spettacolari), una ricerca affascinante, anche sotto il profilo storico e sociale.

François Boespflug, Le immagini di Dio (Einaudi)
Affascinante (e incontrovertibile) dimostrazione del bisogno degli uomini di raffigurare Dio. Sotto forma di dizionario.

Written by gfrangi

dicembre 29th, 2012 at 10:35 am

Quando la pittura fa camminare. Tiepolo e Hockney

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Il Tiepolo “ricomposto”

Sentite che coincidenza. Il settimanale Panorama mi chiede un articolo su una mostra curiosa che si apre a Udine a metà novembre: verrà ricomposto un celebre quadro di Tiepolo, dipinto per un palazzo veneziano e poi tagliato per renderlo appetibile al collezionismo inglese, probabilmente già a metà 700. Risultato, la tela di quattro metri oggi è divisa tra Edimburgo (Il ritrovamento di Mosè) e Torino, Museo Agnelli (il fantastico Alabardiere con grande paesaggio di montagne innevate viste dalla laguna). Per trovare qualche spunto, apro il bellissimo libro di Alpers e Baxandall su Tiepolo e trovo questa lettura: il taglio del quadro non va semplicisticamente spiegato con ragioni di misure e di mercato, ma con la difficoltà a recepire la novità di Tiepolo. Che non costruiva più quadri attorno a un centro, ma mentalmente si era assestato su un modello compositivo nuovo, che sottrae a chi guarda un punto di osservazione prestabilito e lo induce quindi a muoversi per sperimentare vari punti di vista. Non a caso, scrivevano Alpers e Baxandall, i grandi capolavori di Tiepolo sono in ambienti di transito. È lì che lui si trova a proprio agio: la Galleria del Palazzo Arcivescovile, l’anticamera di Palazzo Clerici e soprattutto l’immenso soffitto di cielo che si svela salendo lo scalone del Palazzo di Würzburg. È la modernità di Tiepolo quindi che non è stata compresa e ha “legittimato” il taglio della tela ora ricomposta in un’unica cornice a Udine.
Il giorno dopo prendo in mano il nuovo stupendo libro intervista a David Hockney (A bigger message, Einaudi) e a pagina 181 trovo la stessa identica osservazione sul Tiepolo di Würzburg, il capolavoro che si dischiude man mano che ci si muove («E i personaggi non sembrano mai fuori posto. Funzionano da ogni angolazione», dice Hockney). Evidentemente il problema del Tiepolo tagliato non era di essere troppo grande ma di essere già troppo nella modernità.

Written by gfrangi

novembre 5th, 2012 at 7:02 pm

Hockney, grazie dei fiori (freschi)

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David Hockney a 72 anni con spensieratezza giovanile espone a Parigi alla Fondation Pierre Bergé – Yves Saint Laurent (3, rue Léonce Reynaud, Paris 16ème) una mostra dal titolo goloso Fluers Fraîches (qui vedete un bel filmato con intervista a Hockney e immagini girate all’interno della mostra). La novità sta nel fatto che le opere Hockney le ha dipinte su iPad, con l’applicazione Brushes (scaricabile a 3,99 euro). Nella prima sala ha esposto 10 iPad e 12 iPhone sui quali scorrono i disegni. Nella seconda sala le stesse immagini scorrono su un grande schermo. L’allestimento è stato concepito da Ali Tayar, architetto newyorkese che si è ispirato allo studio di Hockney nello Yorkshire. Ne ha parlato Vincenzo Trione sul Corriere della sera. Hockney racconta della felicità di dipingere un’alba alla sei del mattino e di poterla inviare agli amici. Oppure la gioia di dipingere al volo un mazzo di fiori e poterlo regalare a chi si vuole in qualsiasi angolo della terra. Non è ancora chiaro quale possa essere il ritorno commerciale, anche se le immagini sono blindatissime. Ma il pittore non sembra farsene un problema (del resto anche questa “gratuità” è componente importante della “freschezza”). Hockney giura che uno strumento così sarebbe piaciuto a Van Gogh. In effetti i colori trattati dall’iPad hanno dwntro un’elettricità e un’energia che li sottrae a ogni china nostalgica. Sono pieni di energia e di felicità. Hockney, grazie per questi fiori freschi…

Written by gfrangi

gennaio 8th, 2011 at 2:09 pm

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