Robe da chiodi

Perché penso, come ha detto qualcuno, che la storia dell’arte liberi la testa

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Monica Vitti, le mani su Giacometti

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Dedicato a Maria Vittoria, nata oggi, perché abbia la fortuna di vivere in un’Italia di nuovo così.

Un amico sempre all’erta non ha perso il numero dell’Europeo dedicato all’arte. E gentilmente me ne ha fatto avere una copia. Tra tante cose affascinanti (che giornali i giornali di quegli anni…) l’occhio mi è caduto sull’intervista ad Alberto Giacometti, pubblicata dall’Europeo nel 1962. Era un servizio per la presenza del grande Alberto alla Biennale veneziana. C’è l’intervista, secca e allusiva come sempre era suo uso («Ogni passo degli artisti moderni è in questa direzione, in questa volontà di cogliere, di possedere qualcosa che sfugge di continuo»; «È come se la realtà fosse dietro delle tende che si cerca di strappare di continuo»). Girando le pagine sono rimasto folgorato da una foto: si vedono Monica Vitti e Michelangelo Antonioni girare tra le sculture di Giacometti. Una foto stupenda: la Vitti allunga le mani per toccare l’esile figura, Antonioni guarda nel vuoto (era Rothko del resto il suo pittore…; ne mise un’opera nell’Eclisse). Mi ha colpito lei, soprattutto: con una bellezza selvaggia, mediterranea ma già solcata da un’inquietudine libertaria. Immagini di una grande Italia, tutta esposta sulla contemporaneità ma capace di un fascino umano che conquista. E Giacometti è il collante. Sembra di sentir nel sottofondo della foto la sua voce «Ho sempre l’impressione, oppure l’illusione, di fare progressi ogni giorno. È questo che mi fa agire, come se stessi per arrivare a capire il nocciolo della vita. Continuo, pur sapendo che più mi avvicino alla“cosa”, più essa si allontana…. Il mondo mi sorprende ogni giorno di più. Diventa sempre più vasto, più meraviglioso, più inafferabile più bello».

Written by gfrangi

febbraio 1st, 2011 at 1:01 pm