Robe da chiodi

Perché penso, come ha detto qualcuno, che la storia dell’arte liberi la testa

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Michelangelo, una rivincita a Milano

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Michelangelo, La Pietà Rondanini, particolare

Michelangelo, La Pietà Rondanini, particolare. Foto di Giovanni Dall’Orto

C’erano più di 800 persone martedì alla presentazione del ciclo sulla Vita di Michelangelo organizzato dal Fai su proposta e progetto di Giovanni Agosti A parlarne lo stesso Agosti, Jacopo Stoppa e Stefano Boeri. A parte il dispiacere personale di non poter seguire un percorso così (27 appuntamenti che percorrono tutta la vita di Michelangelo, qui il programma), per via di incompatibilità con orari di lavoro, a parte l’invito a chi può di non perdere un’occasione così, mi venivano due considerazioni.
Oggi un format di questo tipo, rappresenta qualcosa di molto innovativo, di coraggioso e non scontato. Conferma di richiamare un pubblico largo, fa formazione e divulgazione, propone un percorso che costruisce vera conoscenza e non conoscenza spot, ed è un’opportunità per chi studia di diffondere il proprio sapere e di verificare la propria capacità divulgativa. Dove voglio arrivare? Che questa è una pratica intelligente alternativa al rito sempre più stanco e insulso delle mostre. Immaginare cioé dei percorsi, che come è dimostrato sono capaci di grande impatto sul pubblico, e che magari si concludano con una mostra, anche piccola, ma che diventa “grande” e importante proprio per il percorso che l’ha originata.
A Milano (ed è la seconda considerazione che volevo fare) ad esempio questo corso avrebbe potuto concludersi idealmente con quella stupenda iniziativa che Stefano Boeri aveva immaginato e messo a punto e che la giunta Pisapia, dopo il suo allontanamento, ha disgraziatamente messo da parte: l’esposizione temporanea della Pietà Rondanini a San Vittore. Era una grande sfida, di quelle capaci di scuotere una città, di ridarle vigore civile, di affermarne un’immagine più interessante e dinamica nel mondo. Oltre che di ricordare a tutti quell’impressionante capolavoro che giace semi dimenticato. A chi pensasse che Michelangelo oggi sia qualcosa di estraneo alla città, quegli 800 nell’Aula Magna della Statale sono la migliore risposta.

Written by gfrangi

ottobre 6th, 2013 at 8:45 am

La losanga di villa Necchi

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2541149336_75600a0028Visita alla Villa Necchi-Campiglio, passata alla gestione Fai, nel cuore di Milano. Ecco qualche (malizioso) pensiero. Siamo di fronte alla “reggia” di una delle dinastie industriali lombarde: Campiglio era titolare con il suocero di una grande fonderia di ghisa nel pavese. “Reggia” è una definizione pertinente, non tanto per le dimensioni, ma per la cultura e la stile che contraddistingue la villa. Non si sente il senso lombardo del “lavoro” in questa casa. Non c’è mai un riferimento all’attività che sta generando tanta ricchezza. Solo spazio ai passatempi, fuciliere, tavolini da gioco, sale da conversazione colta, tennis, piscina (la prima privata in città). Prevale una vocazione aristocratica, che permette di travasare la vita di una villa di campagna nel cuore della città. Lo stile – sinché Portaluppi tiene la regia – è uno stile elegante, sobrio, impeccabile. Ma è uno stile conservativo, programmaticamente sigillato ad ogni vento esterno. Che si fa alibi della propria indubbia qualità, per chiudere la villa come fosse un guscio, perfetto e impermeabile. La magnifica losanga che decora i soffitti di molte sale, ne è un po’ l’emblema: un quadrato eccentrico, ma chiuso. Emblema di un benessere ben recintato.
La “reggia” Necchi-Campiglio è una dimora di borghesi che non hanno smaltito il dna della vecchia nobiltà. Un microcosmo in cui si poteva stare senza mettere fuori la testa. Senza confrontarsi con il nuovo.
Fuori quante cose accadevano! Pensate che in quegli stessi anni (metà anni 30) a Seveso Giuseppe Terragni costruiva la Villa Bianca, quel specie di gabbiano bianco planato nel cuore della Brianza.

Written by giuseppefrangi

dicembre 2nd, 2008 at 2:31 pm