Robe da chiodi

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Fausto Melotti, uno che sapeva pensare

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Un libretto da 7,90 euro che vi consiglio è questo appena uscito con testi di Fausto Melotti, curati da Giuliano Gori (L’immortalità dell’arte, Sorbonne Edizioni Clichy). Gori è il collezionista che nel Pistoiese, a Celle, ha costituito uno stupendo parco di sculture in cui Melotti la fa ovviamente da re. Nell’introduzione ha modo di raccontare la sua lunga amicizia con lo scultore, condendola di aneddoti e di curiosità. Ma il lavoro migliore Gori lo fa curando un’antologia rapsodica di illuminazioni melottiane, che ne restituiscono tutta l’elegantissima ma anche spietata intelligenza. Gli ambiti sono quelli della propria persona (riflessioni divertite e impietose sulla decadenza fisica) e quello dell’arte. Sulla persona folgorante una pagina in cui confessa la sua condizione di scultore senza phisique du rôleE ho l’occhio bovino e bovina è la grande giogaia. Il piede inquieto, il passo nervoso. E invece mi trascino ciabattone senza una meta…. La sordità (io sono sordo) è una cara compagna, fingi di ascoltare e pensi ai casi tuoi…). Ma poi recupera orgoglio, delineando la sua psicologia di artista: «Se un artista è veramente tale, si sente molto più vecchio dei vecchi e più giovane dei giovani. Egli aspetta fino all’ultimo la propria maturità dalle opere che dovrà compiere e per questo deve avere, o illudersi di avere, il passo più spedito della giovinezza stessa».
Poi ci sono i pensieri sull’arte. Ve ne regalo due, stupendi. «L’artista inizia la sua opera appoggiandosi ai dettami del suo credo estetico. Poi fattori sconosciuti e di contrabbando si sovrappongono e alla fine si trova padre felice di una creatura nata da un organismo imprevedibile». E poi: «Il raptus drammatico della creazione artistica è simile allo stato d’animo del ragazzo che, trovandosi a camminare nella notte in una strada deserta, per farsi coraggio canta e, non ricordando più nulla, «inventa» una canzone»

Written by gfrangi

marzo 24th, 2015 at 10:02 pm

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C’è Gio Ponti a sorpresa nei sotterranei della Borsa

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A Milano, in Palazzo Mezzanotte (lì per il primo giorno di quotazione di Vita spa: una partenza sprint), nella sala sotterranea, appena sopra i resti, sepolti nel vetro del teatro romano, c’è una sorpresa: tutti i pilastri sono ricoperti di ceramiche disegnate da Gio Ponti e realizzate da Richard Ginori. Altro gioiello, scaturito con quella naturalezza che fa grande l’Italia degli Anni 30. Ci sono tanti motivi decorativi tracciati su piastrelle quadrate. E poi una decina di grandi figure femminili, venditrici serene: figure spiazzanti del mercato nel palazzo del mercato azionario. Sono elementi decorativi, senza nessuna prosopopea: messi lì per rasserenare gli sguardi

Proprio l’altra settimana su Casa Amica era uscito un sevizio su un altro gioiello di Gio Ponti, in questo caso anni 50: gli uffici Alitalia di New York, rivestiti con ceramiche di Melotti, tutto di un azzurro raggrumato…

Written by gfrangi

ottobre 22nd, 2010 at 9:35 pm