Robe da chiodi

Perché, come ha detto qualcuno, la storia dell'arte libera la testa

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Benvenuto il Papa alla Biennale

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Chiude una Biennale che ha stabilito un record assoluto di visitatori: prima del weekend finale erano oltre 360mila. Una media giornaliera di 2199, una punta record nel weekend del 17 ottobre con i 10mila sfiorati. Chiude nel giorno della Madonna della Salute, e per questo ai veneziani è riservato un biglietto di 2 euro. La chiusura della Biennale s’incrocia con un altro fatto significativo: l’incontro tra il Papa con gli artisti nella cappela Sistina. Dieci anni fa c’era stata la lettera di Giovanni Paolo II agli artisti, 25 anni fa l’incontro con Paolo VI. Oggi le cose sono ovviamente cambiate, e quel residuo plotoncino di artisti in qualche modo considerati “cattolici” si è assottigliato, nei numeri e ancor più nel protagonismo delle proposte. Per cui la cosa interessante dell’incontro è una presenza vasta e rappresentativa di artisti (in particolare per le arti figurative), che dimostra come ci sia interesse a riprendere un rapporto. In secondo luogo l’altra notizia è che il Vaticano si affaccerà sulla scena della prossima Biennale 2011 con un suo Padiglione, come accade a tutt gli stati. Lo ha annunciato Gianfranco Ravasi, “ministro” della cultura del Papa: «Convocheremo non più di dieci artisti, da tutti i continenti del mondo, e consegneremo loro, come libera base tematica, i primi undici capitoli della Genesi da leggere. Contengono i temi fondamentali dell’essere e dell’esistere: la creazione, la coppia, l’amore, il male, la violenza, l’oppressione dei popoli, il diluvio universale. E non escludo anche di convocare artisti non credenti, perché il nostro scopo non é quello di produrre arte liturgica». Staremo a vedere, con grande curiosità.

Un pensierino finale: la chiesa è stata la più grande committente di prodotti artistici mai apparsa sulla scena della storia. Con la sua committenza e la sua convinzione nella potenza positiva delle immagini, ha fatto esistere dei capolavori assoluti. Ha accettato, a volte con un po’ di scuotimenti interni, anche processi di rinnovamento radicale (Giotto, Donatello, Caravaggio…). Questo per dire che il nesso tra chiesa e arte è un nesso potentemente propagandistico, nel senso positivi del termine (la Chiesa o è visibile o non è). L’arte è mezzo per portare tra gli uomini l’esperienza reale dell’Incarnazione e, di conseguenza, il senso visibile della bellezza e della vittoria. Speriamo che ci vengano risparmiate quindi le vie introspettive, le premure per il dialogo, i cencelli dello spirito… Bisogna osare, altrimenti è meglio un bel padiglione Vaticano vuoto…

Written by giuseppefrangi

novembre 21st, 2009 at 10:44 am