Robe da chiodi

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Ambrogio Lorenzetti e la vergine “paurosa”

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Oggi festa dell’Annunciazione, posticipata per il fatto che il 25 marzo quest’anno coincideva con la domenica delle Palme. Tra le Annunciazioni viste quest’anno è indimenticabile quella di Ambrogio Lorenzetti alla Chiesa di San Galgano a Montesiepi, esposta alla meravigliosa mostra di Siena. È un affresco attorno al quale è nato un caso. Infatti dalla comparazione della sinopia, recuperata nel 1967, e dell’affresco risulta evidente che l’autore (o gli autori) ha rappresentato il celebre episodio in due diversi modi: la sinopia infatti presenta la Madonna inginocchiata o quasi rannicchiata che, spaventata, abbraccia una colonna. Invece nell’affresco Maria recupera una posa più tradizionale, con un atteggiamento sereno e le braccia incrociate sul petto.
La prima versione forse era stata giudicata poco conveniente, anche se perfettamente aderente al testo di Luca («Per tali parole ella rimase turbata e si domandava che cosa significasse un tale saluto», scrive l’evangelista). Come hanno notato gli esegeti, il verbo greco del testo “dietaracte” in realtà ha un significato più forte rispetto alla traduzione tradizionale: letteralmente significa “fu sconvolta”. La “conturbatio” è dunque la prima reazione, umanissima, di Maria davanti a quel che le stava accadendo.
È una circostanza che trova tanti altri riscontri. I pellegrini che nel Medio Evo si recavano a Nazareth, davanti alla casa di Maria si imbattevano in due colonne: si trattava dei resti dell’antichissima basilica fatta costruire dall’imperatrice Elena nel IV secolo e che i musulmani avevano distrutto. Nell’immaginazione dei pellegrini il senso di quelle colonne era legato al momento di turbamento vissuto da Maria, come documentato nel Libro d’Oltremare del francescano Niccolò da Poggibonsi («Dentro si è la colonna che abbracciò S. Maria per la paura quando l’angelo l’annunziò»).
Ora uno studioso, Raffaele Marrone, ha trovato altri riscontri nelle laudi mariane tardo-duecentesche che presentato in un articolo uscito su Prospettiva (161-162). Ecco ad esempio alcuni passaggi bellissimi della lauda 44 del codice Aretino 180.

La vergene paürosa,
quando l’angelo udio parlare,
era onesta e vergognosa,
incomençò tucta a tremare;
vergognavase co·llui stare,
ché con uomo non era usata.

Fra sé medesima pensava
unde l’angelo era entrato:
forte se maravigliava,
ché vedea l’uscio serrato;
lo suo viso era chambiato
e tucta quanta era turbata.

Forte abracciava la colonna
per paura ch’ella aveia,
tanto el piangere li abonda,
che sostenere non se potea:
la dolcissima Maria
pensò d’essere ingannata.

Non è certo far fantasia pensare che Lorenzetti nel pensare l’affresco poi “normalizzato” avesse davanti un testo così…

Written by gfrangi

aprile 9th, 2018 at 4:52 pm